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Partilho na íntegra o texto de Anselmo Borges (padre) : “O novo Papa tem pela frente missões gigantescas. A credibilidade da Igreja-instituição bateu no fundo. Impõe-se, pois, uma conversão de fundo. A pedofilia tem de acabar definitivamente. Tolerância zero igualmente para os escândalos intoleráveis do Banco do Vaticano. Os direitos humanos têm de valer também no seio da Igreja: liberdade de investigação, de opinião, de expressão. A quem tem medo da democracia e da participação lembra-se o que diz o Vaticano II: "É perfeitamente conforme com a natureza humana que se constituam estruturas jurídico-políticas que ofereçam a todos os cidadãos, sem discriminação alguma e com perfeição crescente, possibilidades de tomar parte livre e conscientemente na eleição dos governantes." As mulheres não podem ser discriminadas. A moral sexual pede revisão, bem como a lei obrigatória do celibato, que deve ser opcional. Decisiva é a reforma da Cúria, verdadeiro cancro da Igreja: "Impõe-se reformar a Cúria Romana", exige o cardeal W. Kasper. A Cúria só se compreende enquanto serviço da autoridade eclesiástica, que não reside na Cúria, mas no colégio dos bispos com o Papa à cabeça, como lembra o teólogo J. I. González Faus, que quer também que desapareçam do círculo do Papa "todos os símbolos de poder e de dignidade mundana": "príncipes da Igreja" é "título quase blasfemo".
 

Logo na sua primeira apresentação chamou-me a atenção a cruz peitoral (de ferro, pasme-se) que o novo Papa ostentava bem como as sua palavras antes da benção “Urbi ET Orbi”: “E agora quero dar a bênção, mas antes… antes, peço-vos um favor: antes de o Bispo abençoar o povo, peço-vos que rezeis ao Senhor para que me abençoe a mim; é a oração do povo, pedindo a Bênção para o seu Bispo. Façamos em silêncio esta oração vossa por mim.”
Quem o conhece de longa data sabe que estes improvisos e maneira de ser do Papa Francisco (simples, austero, cordial, humilde e afectuoso, ou quebrando protocolos), não são de agora, mas sempre foram uma marca de Bergoglio ao longo do seu ministério apostólico como padre e como bispo. Só por falta de (in)formação ou má-fé é que alguém pode dizer que isso é marketing.
Curiosamente, minutos após o resultado da eleição no conclave ter sido declarado na Capela Sistina, um funcionário do Vaticano chamado de Mestre de Cerimónias ofereceu ao novo papa a tradicional capa vermelha decorada com pele que o seu antecessor, Bento 16, usava com orgulho em cerimônias importantes. "Não, obrigado, monsenhor", teria afirmado o papa Francisco. "Você pode vesti-la. O Carnaval acabou!", disse. Esse foi apenas um pequeno sinal de muitos nestes dias de que, "a era do papa-rei e da corte do Vaticano acabou".
Outro momento da verdade ocorreu quando o papa Francisco quebrou os lacres do Apartamento Papal no Palácio Apostólico para tomar posse de sua nova casa. Funcionários do Vaticano se ajoelharam e se curvaram quando o arcebispo George Gaenswein, secretário do agora papa emérito Bento 16 e ainda chefe da casa pontifícia, procurava o interruptor de luz enquanto o papa observava imóvel a cena, na penumbra. "Há espaço para 300 pessoas aqui", ele teria dito. "Eu não preciso de todo esse espaço."
 

Não tenhamos dúvida: a tarefa de conversão e renovação começa por aqui. "Não vim para ser servido, mas para servir", diz Jesus. E para servir é preciso esvaziar-se de si mesmo. Despir as suas roupas, como fez o poverello de Assis. Só assim brilhará a luz de Cristo. Não é o marketing que move o Papa Francisco, mas sim o ministério da koinonia (serviço da comunhão e íntima ligação e relação fraterna dos homens entre eles e com Deus que é Pai de todos, sejam eles católicos ou não-católicos, crentes ou não-crentes, pouco importa). Deus não faz acepção de pessoas! O Papa Francisco acertou ao dizer que não precisa de um apartamento tão grande. No seu coração há espaço para todos, mesmo para aqueles que, pelas mais variadas  circuntâncias, estão fora da comunhão com a Igreja Católica. Aquele jeito de ser do Papa Francisco já cativou a simpatia de todos nós.



publicado às 16:05

Per quanto riguarda la pedofilia, il triumvirato costituito da Giovanni Paolo II e dai cardinali Joseph Ratzinger e Tarcisio Bertone, rispettivamente prefetto e viceprefetto della Congregazione per la dottrina della fede, adottò un'autentica politica di contenimento per i casi in cui erano implicati sacerdoti. I tre consideravano la pedofilia un «problema» da nascondere, in cui i colpevoli dovevano essere protetti a ogni costo, senza preoccuparsi di prestare assistenza alle vittime.
Per loro, si trattava di un problema legale ed economico piuttosto che morale. Curiosamente, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI, sempre propensi a dare la propria opinione su tutto quanto di umano e di divino accadeva, non pronunciarono mai un discorso né lanciarono un messaggio sul possibile legame tra l'obbligo dei sacerdoti a rispettare la castità ecclesiastica e la tendenza di molti di loro ad abusare di bambini.
Davvero curioso.
Il 18 maggio 2001, Ratzinger e Bertone inviarono dal Sant'Uffizio alle gerarchie ecclesiastiche sparse per il mondo una lettera in latino, in cui si davano ordini perentori e precisi su come affrontare «i delitti più gravi commessi dai propri membri contro la morale e la celebrazione dei sacramenti», cioè la pedofilia. La lettera era protetta dal «segreto pontificio».
Ratzinger e Bertone spiegavano che questi delitti sono di competenza del tribunale apostolico della Congregazione per la dottrina della fede; che, se un superiore viene a conoscenza di un delitto, deve comunicarlo alla Congregazione; che, nel caso in cui la Congregazione non abbia preso nessun provvedimento, il superiore è autorizzato a gestire il caso come ritiene più opportuno; che, se il superiore lo ritiene conveniente, può costituire un tribunale speciale composto solo da sacerdoti; che tutti i casi di pedofilia devono essere protetti dal «segreto pontificio» e di conseguenza tutte le risoluzioni devono rimanere segrete; che i delitti di pedofilia in cui sono coinvolti dei sacerdoti «devono rimanere segreti ed essere giudicati rigorosamente solo in un processo interno»; infine, che chiunque viola il «segreto pontificio» sarà sospeso a divinis. Che succede allora con il pedofilo? La Chiesa o l'autorità ecclesiastica competente deve denunciare i fatti alla polizia? Assolutamente no.
Un altro punto davvero delicato per Ratzinger era una disposizione inclusa nel testo, che diceva: «Si deve notare che l'azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni. […] Ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il diciottesimo anno di età». Come dire che il delitto di pedofilia si prescrive, secondo il prefetto Ratzinger, quando la vittima dell'abuso compie ventotto anni.
Qualche anno dopo, questo testo mise in seria difficoltà Benedetto XVI durante la sua visita pastorale negli Stati Uniti.
Daniel Shea, un avvocato di Houston, difensore delle vittime di abusi commessi da sacerdoti, presentò una denuncia al tribunale federale per «ostruzione alla giustizia». Joseph Ratzinger doveva presentarsi per rispondere alle accuse, ma il cardinale era già diventato Sommo Pontefice di Roma e capo dello Stato della Santa Sede.
Il 23 agosto 2003 fu una data particolarmente significativa per la politica vaticana, colpita dallo scandalo dei casi di pedofilia commessi da sacerdoti negli Stati Uniti. Quel giorno, infatti, il sessantottenne sacerdote pedofilo John Geoghan fu strangolato nella sua cella nel carcere di Souza-Baranowsky, a nord di Boston, da un altro recluso, Joseph Druce.

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 Il sacerdote stava scontando una condanna a dieci anni perché aveva palpato i genitali a un bambino che giocava nella piscina di famiglia ed era in attesa di essere processato per altri centotrenta casi di abuso sessuale su minorenni. Il «caso Geoghan» scatenò una reazione a catena, portando alla luce numerosi casi di pedofilia e mettendo in crisi la Chiesa cattolica statunitense.

Nel gennaio del 2002, il prestigioso quotidiano Boston Globe fu il primo a rendere pubbliche le denunce contro Geoghan e il favoreggiamento da parte dell'arcidiocesi. Nella prima relazione del procuratore generale del Massachusetts erano stati identificati con nome e cognome 789 bambini e bambine vittime di abusi sessuali commessi da sacerdoti. (La cifra reale dei casi di abuso ad opera di circa 250 sacerdoti o altri membri secolari della Chiesa negli ultimi sessant'anni è di circa 1580 nell'area di Boston e di oltre 5000 in tutti gli Stati Uniti)
«Era chiaramente un'anima tormentata, un uomo malato e un prete predatore» disse di padre Geoghan Scott Appleby, storico delle religioni, nelle dichiarazioni rilasciate a diversi mezzi di comunicazione americani.
«Predatore sessuale» era la definizione più frequente che davano di Geoghan le sue vittime, delle quali ottantasei risolsero la faccenda fuori dai tribunali sporgendo denuncia all'arcidiocesi di Boston e ricevendo un indennizzo di dieci milioni di dollari ciascuno.
Le compulsioni sessuali di John Geoghan descritte dettagliatamente nei fascicoli dell'indagine giudiziaria sono impressionanti.
Il sacerdote sceglieva sempre la vittima più vulnerabile.
Patrick McSorley, un bambino di sette anni, fu portato a passeggio da Geoghan il giorno dopo la morte del padre. Il prete gli comprò un gelato e mentre lo riaccompagnava a casa prese a toccargli i genitali e a masturbarsi. La madre di Patrick, sconsolata e grata al sacerdote per il suo aiuto, gli affidò il figlio, che divenne per un periodo la vittima delle aberrazioni di Geoghan, il quale, tra le altre cose, lo sodomizzò. La stessa cosa fece con altri sette bambini, tutti appartenenti a una famiglia di Forrest Hills. Maryetta Dussourd, madre single e povera, apprezzava la generosità del parroco, che non mancava mai al suo appuntamento con i bambini. Li portava a passeggio, li teneva quando la madre doveva uscire e li metteva a letto. Era proprio in questa occasione che li toccava e li costringeva a toccarlo, di solito durante la preghiera. Helen, di soli quattro anni, fu costretta a fargli una fellazione. L'inizio degli abusi di Geoghan risale ai primi anni dopo l'ordinazione sacerdotale, avvenuta nel 1962. Tutti i delitti furono commessi a Boston e nei dintorni.
La gerarchia ecclesiastica, guidata da Giovanni Paolo II, dal cardinale Joseph Ratzinger, dal cardinale Tarcisio Bertone e dall'arcivescovo di Boston Bernard Law, permise a una persona come Geoghan di continuare a esercitare le sue funzioni nonostante le numerose denunce presentate a Law contro di lui. Ci fu un periodo in cui le autorità ecclesiastiche inviavano Geoghan in istituti di riabilitazione, ma quando veniva dimesso gli assegnavano nuovi incarichi, anche con i bambini.
Il pedofilo John Geoghan era perdonato come se gli abusi sessuali commessi su decine di bambini e bambine fossero peccati e non delitti. Il sacerdote John Geoghan non fu destituito fino al 1998, trentasei anni dopo aver commesso il primo reato sessuale contro bambini. Il 13 dicembre 2002, la permissività e l'indifferenza davanti al dolore delle vittime e delle loro famiglie costarono le dimissioni al cardinale Bernard Law, una delle personalità più importanti della Chiesa cattolica negli Stati Uniti. (Dopo le dimissioni, il cardinale Bernard Law fu nominato da papa Giovanni Paolo II arciprete della basilica di Santa Maria Maggiore a Roma).
Il Vaticano non fece nessuna dichiarazione ufficiale dopo aver appreso la notizia dell'assassinio di Geoghan, ma il cardinale spagnolo Julián Herranz, membro di rilievo dell'Opus Dei e presidente della Pontificia commissione per i testi legislativi della Santa Sede, dichiarò in un'intervista pubblicata sulla Repubblica del 25 agosto 2003: «L'assassinio di Geoghan è una sconfitta per tutti. […] Appena l'ho saputo ho pregato per la sua anima e per il suo aggressore [Joseph Druce]». Ma chi, in Vaticano, ha pregato pubblicamente per le innumerevoli vittime di Geoghan o per gli oltre 5600 tra bambini e bambine che hanno subito abusi sessuali da parte di religiosi, solo negli Stati Uniti? Nessuno. Silenzio assoluto, a divinis, per ordine di Giovanni XXIII, Paolo VI, Giovanni Paolo II e Joseph Ratzinger, futuro Benedetto XVI.
Una stima del prestigioso settimanale Business Week dimostrava che, in base agli indennizzi che la Chiesa cattolica aveva dovuto pagare negli Stati Uniti alle numerose vittime di pedofilia, l'arcidiocesi di Boston aveva avuto nel 2003 un deficit di cinque milioni di dollari, quella di New York di venti milioni e quella di Chicago di circa ventitré milioni di dollari. Le donazioni, inoltre, si erano ridotte drasticamente, poiché tre cattolici su quattro ritenevano veritiere le accuse di pedofilia rivolte ai religiosi e pertanto la Chiesa non meritava nessuna offerta di tipo economico. La stessa inchiesta dimostrava che il settantadue per cento dei cattolici statunitensi intervistati credeva che «la gerarchia cattolica avesse gestito male il problema della pedofilia» e il settantaquattro per cento che «il Vaticano pensasse soltanto a difendere la propria immagine e non a risolvere il problema».

All'elenco dei pedofili confessi si aggiungevano i nomi di prestigiosi membri della curia accusati di aver commesso, nella maggior parte dei casi, abusi su minorenni, di aver avuto relazioni omosessuali e rapporti sessuali con donne oppure, semplicemente, di aver dato copertura ai pedofili.
Ecco alcuni nomi:
- Anthony J. O'Connell, vescovo di Palm Beach, in Florida, ammise di avere abusato sessualmente di due ragazzi.
- J. Keith Symons, vescovo di Palm Beach, predecessore di O'Connell, fu costretto a dimettersi dopo aver riconosciuto di avere abusato di cinque chierichetti.
- Rembert Weakland, arcivescovo di Milwaukee. Si dimise quando si scoprì che aveva pagato 450.000 dollari a un ex amante, un uomo che lo accusava di averlo violentato.
- James Williams, vescovo di Louisville, in Kentucky. Fu accusato da un chierichetto di aver cercato di sodomizzarlo. Si dimise e, poco tempo dopo, si scoprì che ci aveva provato con altri novanta bambini.
- James McCarthy, vescovo ausiliare dell'arcidiocesi di New York. Si dimise dopo avere ammesso di avere avuto rapporti sessuali con diverse donne.
- John B. McCormack, vescovo di Manchester, nel New Hampshire. I pubblici ministeri stanno cercando di incriminarlo per favoreggiamento, avendo protetto i sacerdoti pedofili quando si trovava presso l'arcidiocesi
di Boston.
- Brendan Comiskey, vescovo di Ferns, in Irlanda. Lasciò l'incarico quando si scoprì che aveva dato copertura a ventitré sacerdoti della sua diocesi colpevoli di avere abusato sessualmente di bambini.
- Julius Paetz, arcivescovo di Poznan, in Polonia, amico di Giovanni Paolo II. Si dimise dopo avere ammesso di aver abusato sessualmente di decine di seminaristi.
- Pierre Pican, vescovo di Bayeux-Lisieux, in Francia. Condannato a tre mesi di carcere per avere coperto un sacerdote pederasta.
- Alphonsus Penney, arcivescovo di St. John di Terranova, in Canada. Si dimise per aver occultato decine di abusi commessi su una cinquantina di bambini e bambine da circa venti sacerdoti nella sua diocesi.
- Hubert Patrick O'Connor, vescovo di Prince George, in Canada. Fu ufficialmente accusato dalla polizia criminale canadese di aver violentato e aggredito sessualmente diverse donne.
- Eamon Casey, vescovo di Dublino, in Irlanda. Presentò le sue dimissioni quando saltò fuori che aveva un figlio adolescente e che si era appropriato di denaro della diocesi per darlo alla madre del ragazzo.
- Rudolf Bär, vescovo di Rotterdam, in Olanda. Accusato di essere omosessuale, fu costretto a dimettersi.
- Hansjörg Vogel, vescovo di Basilea, in Svizzera. Abbandonò la carica quando si scoprì che aspettava un figlio dalla propria amante.
- Roderick Wright, vescovo di Argyll e delle Isole Occidentali, in Scozia. Si dimise dopo una «scappatella» sessuale con una giovane parrocchiana.
- John Aloysius Ward, arcivescovo di Cardiff, in Galles. A causa della forte pressione popolare, Ward fu destituito dal Vaticano perché aveva coperto due preti pedofili arrestati per aver violentato undici bambini.
- Franziskus Eisenbach, vescovo ausiliario di Magonza, in Germania. Si dimise quando la docente universitaria Anne Bàumer-Schleinkofer lo accusò di avere abusato sessualmente di lei.
- George Peli, arcivescovo di Sydney, in Australia. Si dimise dopo l'accusa di tentata violenza sessuale su un bambino di dodici anni. Tre mesi prima era stato accusato ufficialmente di favoreggiamento per avere coperto sacerdoti pedofili quando era vescovo ausiliario di Melbourne, offrendo alle vittime denaro in cambio del silenzio.
- Edgardo Storni, arcivescovo di Santa Fe, in Argentina. Processato per avere abusato sessualmente di almeno una cinquantina di adolescenti, tutti seminaristi.

Ma il caso più eclatante fu quello del cardinale Hans Hermann Groèr, arcivescovo di Vienna che abusò di diversi minorenni.
Il prelato, ultraconservatore, aveva iniziato insegnando a un ragazzo come «pulirsi il pene per evitare infezioni» durante la doccia. A fare scattare le prime denunce fu proprio Groèr, quando in una lettera pastorale affermò: «I molestatori di bambini non erediteranno il Regno dei cieli».
Quella semplice frase aprì la porta alle denunce delle prime vittime contro il cardinale primate d'Austria. La cosa curiosa è chemolte vittime affermarono di aver già sporto denuncia agli inizi degli anni Settanta contro Pallora vescovo Groèr, ma che il Vaticano le aveva fatte passare sotto silenzio.
Per papa Wojtyla, Hans Hermann Groèr era una figura determinante, visto il ruolo acquisito dall'Austria nella politica estera vaticana. Tredici mesi dopo aver ricevuto la prima denuncia contro Groèr, Giovanni Paolo II lo aveva nominato arcivescovo di Vienna, la massima carica della Chiesa cattolica austriaca. Quando vennero alla luce le prime denunce, il nunzio Donato Squicciarini rilasciò una dichiarazione ufficiale di solidarietà nei confronti di Groér: «La Santa Sede ha molta esperienza [sic] in questo campo e quanto accade in Austria e già successo in altri paesi. Sono sicuro che anche il ‘caso Groér' non ha alcun fondamento. Tutto questo gli dà più coraggio per continuare a occupare la carica di presidente della Conferenza episcopale austriaca».
A questa dichiarazione ne seguirono altre, come quella del vescovo Kurt Krenn, che attaccò le vittime dicendo: «Sono anime malate e le loro accuse sono inconcepibili e maligne. Dovrebbero chiedere scusa al cardinale».
Alla fine, nel 1995, in piena polemica, il cardinale Groér cedette alle pressioni e presentò le dimissioni da arcivescovo di Vienna a papa Giovanni Paolo II, il suo più convinto sostenitore. Quando il 14 aprile 1998 Groér chiese al papa di accettare la sua rinuncia a tutte le cariche ecclesiastiche, il papa acconsentì, ma dichiarò:
«Spero che il tentativo di distruzione [della Chiesa austriaca] non abbia successo e che la zizzania seminata dal sospetto e dalla discordia non prevalga tra i cattolici». Il Vaticano chiuse l'indagine interna sul «caso Groér» alla fine del 1998.
Sembra che tutti i fatti denunciati siano realmente accaduti. Il cardinale Schònborn, successore di Groér e suo principale difensore, alla fine fu costretto ad ammettere: «Siamo arrivati alla convinzione morale che le accuse mosse all'arcivescovo emerito cardinale Hans Hermann Groér sono essenzialmente vere. Spero che il cardinale Groér sia in grado di pronunciare qualche parola chiarificatrice e liberatrice. Prego e invito a pregare affinché possa farlo». Il cardinale Groér morì il 24 marzo 2003, all'età di novantaquattro anni, a Sankt Pòlten, in Austria. L'anno successivo a quello in cui esplose il «caso Groér», quasi cinquantamila austriaci abbandonarono ufficialmente il cattolicesimo.
La sera del 2 aprile 2005, Giovanni Paolo II, il principale difensore e sostenitore del pederasta Groér, morì all'età di ottantacinque anni, dopo ventisei anni, dieci mesi e diciassette giorni alla guida della Chiesa cattolica. Il pontificato di Wojtyla lasciava in eredità una politica intransigente, contraria a rivedere le proprie posizioni sul celibato ecclesiastico, sul matrimonio tra omosessuali, sull'aborto, sulla ricerca sugli embrioni, sul controllo delle nascite e sul sacerdozio femminile.
Mantenne anche la struttura piramidale, rigida e chiusa, della gerarchia ecclesiastica, simile in tutto e per tutto alla più rigorosa delle monarchie assolute, quella di Luigi XIV, il Re Sole.
Inoltre, ebbe la pretesa di mettere a tacere, pagando ingenti somme di denaro, lo scandalo degli abusi sessuali commessi per decenni da religiosi su bambini. Nessuno dei colpevoli fu espulso dalla Chiesa. Senza dubbio, un grande esempio per un papa che molti vorrebbero già prossimo al sublime traguardo della canonizzazione. Santo subito!
Il papa che era riuscito a diffondere la parola di Dio attraverso la CNN, morì circondato dalla folla, proprio come aveva vissuto. Come dicono i suoi critici, Karol Wojtyla o Giovanni Paolo II «fu più vicino almessaggio che a Dio».

(Eric Frattini - "I papi e il sesso")

publicado às 14:50


Cristo traído

por Thynus, em 14.03.13

Os varões da minha família eram fervorosamente anticlericais, as damas não perdiam a missa domingueira e muitas outras funções. O esquema é bastante comum na Itália. O derradeiro grande líder do Partido Comunista Italiano, Enrico Berlinguer, aos domingos levava mulher e filhas até a porta da igreja e dali saía para um passeio. Voltava para buscá-las.

 O anticlericalismo à moda peninsular tem origem na constante e imperiosa interferência eclesiástica na vida do país e de vários mais. A Igreja de Pedro sempre teve uma presença poderosa desde os tempos do Sagrado Romano Império, que precisava do seu endosso para vingar. Dentro da Itália, o papa dispôs de poder temporal, como dono de uma larga fatia do território, do VIII século ao XIX. Foi o tempo do papa-rei.
Para livrar-se dos inimigos, o pontífice nunca hesitou em convocar exércitos estrangeiros. Pela última vez quando Garibaldi enxotou Pio VII para o Vaticano e proclamou a República Romana em 1849. Desta vez, o papa convocou os franceses com um novo, revolucionário modelo de fuzil, e os garibaldini capitularam depois de seis meses de cerco. Vinte e um anos depois quem invadiu Roma foram os bersaglieri do rei piemontês. Mais uma vez o papa refugiou-se no Vaticano e a cidade se tornou capital da Itália unificada.
Tratou-se de um fecho temporário das guerras do Risogimento, destinadas a unificar a Península e a criar uma nação, encerradas finalmente com o conflito de 1914-1918 e a anexação de Trento e Trieste. O golpe de Mussolini levou em 1929 aos Pactos de Latrão, e a Igreja voltou a exercer um papel fortemente político durante o fascismo e mais ainda logo após. Dos púlpitos, de cardeais a párocos de campo fizeram propaganda a favor do Partido Democrata-Cristão e, portanto, da divisão do mundo em dois blocos antagônicos.
A interferência prosseguiu décadas adentro e hoje chega a se agudizar, tanto mais nestes dias de véspera eleitoral: a Itália vai às urnas no próximo dia 24. Os candidatos da direita e do centro conservador não perdem a ocasião para ajoelhar-se aos pés do altar e deglutir hóstias. É o momento em que o sangue anticlerical ferve. As questões em jogo, na Itália e no mundo todo, transcendem a fé, sincera ou não.
Vivemos uma época intelectualmente e moralmente pobre, instigada pelos avanços tecnológicos e arrepiada por demandas inovadoras em choque com a doutrina eclesiástica. De aborto a casamento gay. Enquanto isso, a Igreja de Pedro tenta em desespero impor seus vetos e se agarra aos dogmas, cada vez mais inviáveis à luz da razão. Nesta moldura, credos mais terrenos passam a representar uma concorrência maciça e desapiedada.
As feições atuais do renunciante Ratzinger mostram a gravidade e a tensão da luta. Em quase oito anos de pontificado, Bento XVI envelheceu como se tivesse decorrido o dobro. Não conhecemos os motivos determinantes da renúncia, mas admitamos que ele se sinta inadequado ao enfrentamento de uma situação tão complexa e obsedante como a atual, inquietada por divergências internas e surdos confrontos de bastidor. Não lhe faltam agora os elogios, assemelhados e epitáfios, e, em meio aos encômios, exalta-se a excelência do teólogo. Sejamos claros, não se trata de um Hans Küng, tampouco de um Carlo Maria Martini.
Se Martini tivesse sido o eleito em 2005, é plausível supor que algo teria mudado no sentido da contemporaneidade. Ratzinger limitou-se a confirmar o passado, o qual remonta à época em que, oficializada a religião, consumou-se a traição à palavra de Jesus. Arrisco-me a dizer, sem temer o Inferno, que o verdadeiro Judas é a própria Igreja, poder igual aos outros, humanos e não divinos, muito mais duradouro e fortalecido sempre e sempre pela carência experimentada pelo homem diante do mistério indecifrável.
Na história, e até na hagiografia, há inúmeros papas hipócritas, tirânicos e devassos. Há, também, estadistas. João Paulo II foi um deles, em proveito de seu abrangente Estado, sem atentar para a lição de igualdade e amor pregada por Cristo, e sem respeito pela mais exaltante das virtudes teologais, a caridade. Voltado integralmente às tarefas de senhor de um poder terreno. Se vieram à tona escândalos como a dos padres pedófilos, useiro e vezeiro, foi porque não houve como continuar a escondê-los. E nem se diga o quanto Wojtyla foi decisivo, pela mão de certo monsenhor Marcinkus, na definição dos alcances do IOR, o Banco do Vaticano, Instituto das Obras da Religião, a entender que obra da religião é também a reciclagem de dinheiro mafioso.

 
Figura ímpar, entre os pontífices recentes, João XXIII, o campônio Roncalli, um reformador encarado como subversivo pelos cinco anos do seu pontificado. Impossível imaginar o desempenho do papa Luciani, João Paulo I. Durou na cátedra de Pedro por um mês e morreu durante a noite, depois de tomar uma chávena de chá. Sobre o seu criado-mudo havia apontamentos a respeito das atividades do monsenhor Marcinkus. Banqueiro de Deus, dizia-se então.


(Mino Carta)
http://www.cartacapital.com.br/sociedade/cristo-traido/?autor=42

publicado às 17:43

Cardeais da Igreja Católica vieram de todas as partes do mundo, cada qual carregando as angústicas e as esperanças de seus povos, alguns martirizados pela Aids e outros atormentados pela fome e pela guerra. Mas todos mostravam certo constrangimento e até vergonha pois vieram à luz os escândalos, alguns até criminosos, ocorridos em muitas dioceses do mundo, com os padres pedófilos; outros implicados na lavagem de dinheiro de mafiosos e super-ricos italianos que para escapar dos duros ajustes financeiros do governo italiano, usavam o bom nome do Banco Vaticano para enviar milhões de Euros para a Alemanha e para os USA. E havia ainda escândalos sexuais no interior da Cúria bem como intrigas internas e disputas de poder.
Face à gravidade da situação, o Papa reinante sentiu que lhe faltavam forças para enfrentar tão pesada crise e constatando o colapso de sua própria teologia e o fracasso  do modelo de Igreja, distanciado do Vaticano II, que, sem sucesso, tentou implementar na cristandade, acabou honestamente renunciando. Não era covardia de um pastor que abandona o rebanho mas a coragem de deixar o lugar para alguém mais apropriado para sanar o corpo ferido da Igreja-instituição.
Finalmente chegaram todos os Cardeais, alguns retardatários, à sede de São Pedro para elegerem um novo Papa. Fizeram várias reuniões prévias para ver como enfrentariam este fato inusitado da renúncia de um Papa e o que fariam com o volumoso relatório do estado degenerado da administração central da Igreja. Mas em fim decidiram que não podiam esperar mais e que em poucos dias deveriam realizar o Conclave.
Juntos rezaram e discutiram o estado da Terra e da Igreja, especialmente a crise moral e financeira que a todos preocupava e até escandalizava. Consideraram, à luz do Espírito de Deus, qual deles seria o mais apto para cumprir a dificil missão de “confirmar os irmãos e as irmãs na fé”, mandato que o Senhor conferira a Pedro e a seus sucessores e recuperar a moralidade perdida da instituição eclesiástica.
Enquanto lá estavam, fechados e isolados do mundo, eis que apareceu um senhor que pelo modo de vestir e pela cor de sua pele  parecia ser um semita. Veio à porta da Capela Sistina e disse a um dos Cardeais retardatários: ”posso entrar com o Senhor, pois todos os Cardeais são meus representantes e preciso urgentemente falar com eles”.
O Cardeal, pensando tratar-se de um louco, fez um gesto de irritação e disse-lhe benevolamente: “resolva seu problema com a guarda suiça”. E bateu a porta. Então, este estranho senhor, calmamente se dirigiu ao guarda suiço e lhe disse:”posso entrar para falar com os Cardeais, meus representantes”?
O guarda o olhou de cima para baixo e não acreditando no que ouvira, pediu, perplexo, que repetisse o que dissera. E ele o fez. O guarda com certo desdém lhe disse: “aqui entram somente cardeais e ninguém mais”.
Mas esta figura enigmática insistiu: “eu até falei com um dos Cardeais e todos eles são meus representantes, por isso, me permito  de estar com eles”.
O guarda, com razão, pensou estar diante de um paranóico destes que se apresentam como Cesar ou Napoleão. Chamou o chefe da guarda que tudo ouvira. Este o agarrou pelos ombros e lhe disse com voz alterada: ”Aqui não é um hospital psiquiátrico. Só um louco imagina que os Cardeais são seus representantes”.
Mandou que o  entregassem ao chefe de polícia de Roma. Lá, no prédio central, repetiu o mesmo pedido: “preciso falar urgentemente com meus representantes, os Cardeais”. O chefe de polícia nem se deu ao trabalho de ouvir direito. Com um simples gesto determinou que fosse retirado. Dois fortes policiais  o jogaram numa cela escura.
De lá de dentro continuava a gritar. Como ninguém o fizesse calar, deram-lhe murros na  boca e muitos socos. Mas ele, sangrando, continuava a gritar:”preciso falar com meus representantes, os Cardeais”. Até que irrompeu cela adentro um soldado enorme que começou a golpeá-lo sem parar até que caisse desmaiado. Depois amarrou-lhe os braços com um pano e o dependurou em dois suportes que havia na parede. Parecia um crucificado. E não se ouviu mais gritar:”preciso falar com meus representantes, os Cardeais”.
Ocorre que este misterioso personagem não era cardeal, nem patriarca, nem metropolita, nem arcebispo, nem bispo, nem padre, nem batizado, nem cristão, nem católico. Era um simples homem, um judeu da Galiléia. Tinha uma mensagem que poderia salvar a Igreja e toda a humanidade. Mas ninguém quis ouvi-lo. Seu nome é Jeshua.
Qualquer semelhança com Jesus de Nazaré, de quem os Cardeais se dizem representantes, não é mera coincidência mas a  pura verdade.
“Veio para os seus, e os seus não o receberam” observou mais tarde e  tristemente um seu evangelista.

(Leonardo Boff)

publicado às 07:10


Igreja "casta e putana"

por Thynus, em 12.03.13
“Pregar a castidade é uma incitação pública à antinatureza. Qualquer desprezo à vida sexual, qualquer tentativa de maculá-la através do conceito de “impureza” é o maior pecado contra o Espírito Santo da Vida.”
  (O Anticristo, F. Nietzche)


Nenhuma religião no mundo debateu tanto a intimidade sexual como o catolicismo. Curiosamente, o teólogo moral por excelência, o Papa, o Sumo Pontífice, é o crente que na história mais rejeitou a máxima bíblica: "De fornicação e de toda a espécie de impureza ou de ganância não se fale entre vós, como deve ser entre os santos "(Ef 5:3). Pensei muito sobre a estrutura que deveria ter este livro, e se deveria começar com os capítulos sobre a Bíblia e sobre Jesus. A verdade é que estes símbolos do cristianismo são, juntamente com o do do Sumo Pontífice de Roma, os três grandes baluartes atrás dos  quais se abrigam mais de cem mil milhões de católicos em todo o mundo.

 

É por esta razão que este livro é um relato de como o sexo foi tratada desde o início, isto é das Sagradas Escrituras, até hoje, isto é, até ao Papa Bento XVI, e como os papas de Roma, enquanto condenavam e puniam o incesto, o homossexualismo, o estupro, o adultério, a pederastia, a sodomia e o concubinato eclesiástico, se dedicavam ao exercício de cada uma destas práticas, descaradamente, à sombra do poder da tiara e das chaves de Pedro, no silêncio e no segredo dos quartos papais.

 

O primeiro símbolo do cristianismo, a Bíblia, é em si um grande montão de histórias sobre sexo em que, mais uma vez, em nome de Deus, é permitido o incesto, os estupros em massa, os abusos contra as mulheres, a sodomia, a homossexualidade e assim por diante. No entanto, em alguns de seus capítulos controversos, enquanto por um lado era punida a homossexualidade, por outro lado era defendida a escravidão; enquanto se perdoava ao homem por ter dado a sua própria esposa para que fosse estuprada, punia-se a mulher porque ela tinha-se tornado "impura", após o estupro; enquanto, por um lado, se proclamava a necessidade de eliminar e destruir países inteiros, por outro lado, o Senhor não iria punir-te, se sacrificasses o teu filho para a sua maior glória.

 

Este absurdo tem governado a Igreja desde a sua mais tenra infância, do ano zero de nossa era até 2005, quando o Papa João Paulo II morreu e Bento XVI herdou o trono de Pedro. Este absurdo tem sido a característica da longa história do papado, em que as palavras "Deus" e "Igreja" sempre estiveram muito ligadas  à palvra "sexo".

 

Assim, Inocêncio III escutava a leitura do relatório do legado papal Arnaldo Amalric, que informava sobre o assassinato de sete mil albigenses, todos mulheres, crianças e idosos, enquanto fornicava com uma empregada doméstica; Inocêncio IV atiçava o fogo da Inquisição enquanto fornicava com escravos, tanto homens como mulheres, e, depois, mandava açoitá-los; João XII, estuprador de peregrinas, mulheres casadas, viúvas, meninas e crianças, morreu por causa de uma martelada na cabeça acertada por um marido ciumento; Bento VII foi assassinado pelo esposo, ciumento, da mulher com quem ele estava na cama; Inocêncio III entrou para a história como um dos mais famosos colecionadores de objetos e jogos eróticos da época; Inocêncio VIII, o papa que assinou a bula Summis desiderantes affectibus desencadeando uma das mais ferozez perseguições contra as bruxas, apreciava fazer prisioneiras jovens mulheres para depois deflora-las e enviá-las para a fogueira, evitando assim qualquer indiscrição; Leão X, papa homossexual, tinha que montar a cavalo sentado de lado por causa de úlceras anais de que sofria, como resultado de seus muitos encontros amorosos em becos escuros de Roma, e forçou mais de sete mil prostitutas da Cidade eterna a entregar uma parte de seus ganhos à mais alta autoridade da Igreja, ou seja, a ele mesmo; Paulo IV, finalmente, passava seus dias comissionando aos escritores obras eróticas com que preenchia suas longas noites, enquanto uma empregada doméstica ou uma nobre dama o masturbava.

 

Não se deve esquecer, nem mesmo os papas que transformaram a tiara em objeto do desejo de familiares e amigos: Bento IX era sobrinho de João XIX, que por sua vez tinha sucedido a seu irmão, Bento VIII, neto de João XII; João XI era filho ilegítimo de Sergio III; João XXIII era filho ilegítimo de um bispo; Paulo I sucedeu a seu irmão, Estêvão II; o Papa Silvério foi gerado a partir do sémen do papa Hormisdas; Inocêncio I foi fruto do sémen do Papa Anastácio I; Bonifácio VI era filho de um bispo; o papa Romano era irmão do Papa Martinho e ambos eram filhos de um sacerdote.
(Eric Frattini - "I papi e il sesso") 

publicado às 02:16


Os Papas e o Sexo

por Thynus, em 11.03.13
A Santa Mãe Igreja não digere nem nunca digeriu insinuações sobre a conduta sexual dos seus membros, servos de Cristo. Tudo isso é rotulado como "fofocas", "difamações", "infâmias". Mas há quem nunca acreditou nesta versão, e que, após tomar conhecimento, já não poderá mais acreditar. Eric Frattini volta a desafiar a Igreja católica com um ensaio bem documentado e perturbador em que desfilam século após século, os papas e seus vícios inomináveis: pelo menos 17 papas pedófilos, 10 incestuoso, 10 rufiões, 9 estupradores. E para cúmulo, apesar das contínuas condenações da homossexualidade, do matrimónio e do concubinato entre os religiosos, dezenas de papas casados, homossexuais, travestis, concubinários, para não mencionar os sádicos e os masoquistas, voyeurs e assim por diante: por incrível que pareça, muitos destes foram mesmo canonizados. "Nenhuma religião do mundo discutiu tanto a intimidade sexual como o catolicismo", diz Frattini, e nenhuma impôs tão detalhamente os seus códigos de comportamento: até hoje, a tolerância zero para os casais de facto, o aborto, a contracepção e a inseminação artificial. Ora bem, desde as Sagradas Escrituras até Bento XVI, Frattini dá as boas-vindas à epopeia sexual da Igreja Católica.

 

Aqui vai um pequeno trecho:
"Os papas não eram apenas bispos de Roma, Vigários de Cristo, sucessores do Príncipe dos Apóstolos, princípes dos bispos, pontífices supremos da Igreja universal, primazes da Itália, arcebispos e bispos metropolitanos da província romana, servos dos servos de Deus (servus servorum Dei), pais dos reis, pastores do rebanho de Cristo e soberanos da cidade-estado do Vaticano, mas também homens casados e pederastas, estupradores e homossexuais, fetichistas e cafetões, nepotistas e ioncestuosos, sádicos e masoquistas, simoníacos e zoofilistas, “papi padri di papi e papi figli di papi”, papas filhos de padres e papas adúlteros, travestis e voyeurs, falsificadores e assassinos. Todos protegido por Deus e pelo Espírito Santo. Esta é a sua longa história."

 

Eric Frattini: Nascido em Lima no ano 1963, é professor universitário, jornalista e escritor eclético, apaixonado por história e política. Correspondente no Médio Oriente, analista político e morou por diversos anos na Polinésia, Paraguai, Líbano, Chipre e Israel. Dirigiu também numerosos documentários para as principais redes de televisão espanholas, com as quais colabora assiduamente. É autor de uma vintena de livros, traduzidos em todo o mundo.

publicado às 03:05

É sempre arriscado nomear um teólogo para a função de Papa. Ele pode fazer de sua teologia particular, a teologia universal da Igreja e impô-la a todo o mundo. Suspeito que esse foi o caso de Bento XVI, primeiramente enquanto Cardeal, nomeado Prefeito da Congregação da Doutrina da Fé (ex-Inquisição) e depois Papa. Tal fato não goza de legitimidade  e se transforma em fonte de condenações injustas. Efetivamente condenou mais cem teólogos e teólogas  por não se enquadrarem em sua leitura teológica da Igreja e do mundo.        
Razões de saúde e o sentimento de impotência face à gravidade da crise na Igreja, o levaram a renunciar. Mas não só. No texto de sua renúncia dá conta da “diminuição  de vigor do corpo e do espírito”e de “sua incapacidade” de enfrentar as questões que dificultavam o exercício de sua missão. Por detrás desta formulação, estimo que se oculta a razão mais profunda de sua renúncia: a percepção do colapso de sua teologia e do fracasso do modelo de Igreja que quis implementar.  Uma monarquia absolutista não é tão absoluta a ponto de dobrar a inércia de envelhecidas estruturas curiais.
As teses centrais de sua teologia sempre foram problemáticas para a comunidade teológica. Três delas  acabaram refutadas pelos fatos: o conceito de Igreja como “pequeno mundo reconciliado”; a Cidade dos Homens só ganha valor diante de Deus passando pela mediação da Cidade de Deus; e o famoso “subsistit” que significa: só na Igreja Católica subsiste a  verdadeira Igreja de Cristo; todas as demais “igrejas’ não podem ser designadas igrejas. Esta compreensão estreita de uma inteligência aguda mas refém de si mesma, não tinha a força intrínseca suficiente e a adesão para ser implementada. Bento XVI teria reconhecido  o colapso e coerentemente renunciado?  Há razões para esta hipótese.
O Papa emérito teve em Santo Agostinho seu mestre e inspirarador, objeto aliás de algumas conversas pessoais com ele.  De Agostinho assumiu a perspectiva de base, começando com sua exdrúxula teoria do pecado original (se transmite pelo ato sexual da geração). Isso faz  com que  toda a humanidade seja uma “massa condenada”. Mas dentro dela, Deus por Cristo, instaurou uma célula salvadora, representada pela Igreja. Ela é “um pequeno mundo reconciliado” que tem a representação (Vertretung) do resto da humanidade perdida. Não é necessário que tenha muitos membros. Basta poucos, contanto que sejam puros e santos. Ratzinger incorporou esta visão. Completou-a com a seguinte reflexão: a Igreja é constituida por Cristo e os Doze Apóstolos. Por isso é apostólica. Ela é apenas este pequeno grupo. Desconsidera os discípulos, as mulheres e  as massas que seguiam Jesus. Para ele não contam. São atingidas pela representação (Vertretung) que “o pequeno mundo reconciliado” assume. Esse modelo eclesiológico não dá conta do vasto mundo globalizado. Quis então fazer da Europa “o mundo reconciliado” para reconquistar a humanidade. Fracassou porque o projeto não foi assumido por ninguém e até posto a ridículo.        
A segunda tese tirada também de Santo Agostinho é sua leitura da história: o confronto entre a Cidade de Deus e a Cidade dos Homens. Na Cidade de Deus está a graça e a salvação: ela é o único pedágio que dá acesso à salvação. A Cidade dos Homens é construída pelo esforço humano. Mas como já é contaminado, todo o seu humanismo e demais valores,  não conseguem salvar porque porque não passaram pela mediação da Cidade de Deus (Igreja). Por isso que ela é eivada de relativismos. Consequentemente o Card. Ratzinger condena duramente a teologia da libertação porque esta buscava a libertação pelos pobres mesmos, feitos sujeitos autônomos de sua história. Mas como não se articula com a Cidade de Deus e sua célula, a Igreja,  é insuficiente e  vã.
A terceira é uma interpretação pessoal que dá do Concílio Vaticano II quando fala da Igreja de Cristo. A primeira elaboração conciliar dizia que a Igreja Católica é  a Igreja de Cristo. As discussões, visando o ecumenismo, substituíram o é pelo subsiste para dar lugar a que outras Igrejas cristãs, a seu modo, realizassem também a Igreja de Cristo. Essa interpretação sustentada na minha tese doutoral, mereceu uma explícita condenação do Card.Ratzinger no seu famoso documento Dominus Jesus (2000). Afirma que susbsiste vem de “subsistência” que só pode ser uma e se dá na Igreja Católica. As demais “igrejas” possuem “somente” elementos eclesiais. Esse “somente” é um acréscimo arbitrário que fez ao texto oficial do Concílio.  Tanto eu quanto outros notáveis teólogos mostramos que este sentido essencialista não existe no latim. O sentido é sempre concreto: “ganhar corpo”, “realizar-se objetivamente”. Esse era o “sensus Patrum” o sentido dos Padres conciliares.
Estas três teses centrais foram refutadas pelos fatos: dentro do “pequeno mundo reconciliado” há demasiados pedófilos até entre cardeais e ladrões de dinheiros do Banco Vaticano. A segunda, de que a Cidade dos Homens não tem densidade salvadora diante de Deus, labora num equívoco ao restringir a ação da Cidade de Deus apenas ao campo da Igreja. Dentro da Cidade dos Homens, se encontra também a Cidade de Deus, não sob a forma de consciência religiosa mas sob a forma de ética e de valores humanitários. O Concílio Vaticano II garantiu a autonomia das realidades terrestres (outro nome para secularaização) que tem valor independentemente da Igreja. Contam para Deus. A Cidade de Deus (Igreja) se realiza pela fé explícita, pela celebração e pelos sacramentos. A Cidade dos Homens pela ética e pela política.
A terceira de que somente a Igreja Católica é a única e exclusiva Igreja de Cristo e ainda mais, que fora dela não há salvação, tese medieval ressuscitada pelo Card. Ratzinger, foi simplesmente ignorada como ofensiva às demais Igrejas. Ao invés do “fora da Igreja não há salvação” se introduziu no discurso dos Papas e dos teólogos “o universal oferecimento da salvação a todos os seres humanos e ao mundo”.
Nutro a séria suspeita de que, tal fracasso e colapso de seu edifício teológico, lhe tirou “o necessário vigor do corpo e do espírito” a ponto de, como confessa “sentir incapacidade” de exercer seu ministério. Cativo de sua própria teologia, não lhe restou outra alternativa senão honestamente renunciar.

(Leonardo Boff)

publicado às 15:52


A Igreja Católica leva consigo um imenso paradoxo. O sociólogo Olivier Bobineau descreveu bem a situação. "A Igreja católica é uma junção paradoxal de dois elementos opostos por natureza: uma convicção - o descentramento segundo o amor - e um chefe supremo dirigindo uma instituição hierárquica e centralizada segundo um direito unificador, o direito canónico. De um lado, a crença no invisível Deus-Amor; do outro, um aparelho político e jurídico à procura de visibilidade. O Deus do descentramento dos corações que caminha ao lado de uma máquina dogmática centralizadora. O discurso que enaltece uma alteridade gratuita coexiste com o controlo social das almas da civilização paroquial - de que a confissão é o arquétipo - colocado sob a autoridade do Papa. Numa palavra, a antropologia católica tenta associar os extremos: a graça abundante e o cálculo estratégico. Isso dá lugar tanto a São Francisco de Assis como a Torquemada."
Esta junção paradoxal é superável? Os desafios para a Igreja com o novo Papa são muitos. Ficam aí alguns, sem cuidar muito da sua ordem.
1. Desafio essencial é a conversão de todos os seus membros ao Evangelho, começando pelos que estão mais alto: papa, bispos, cardeais, padres. Acreditar em Jesus e tentar segui-lo. E anunciar a fé viva de sempre na linguagem do nosso tempo, articulando-a com a razão. E, contra um cristianismo reduzido a proibições, apresentá-lo como mensagem positiva e realização felicitante de sentido.
2. Outro, decisivo para o futuro: a reforma da Cúria Romana e do governo da Igreja em geral (há quem se pergunte: mas a Cúria será reformável?). Tem de haver mais simplicidade (acabar com aqueles títulos todos: Eminência, Excelência, Monsenhor...) e transparência e democraticidade. Pergunta-se, por exemplo, se o actual modelo de eleição papal não sofre de endogamia, já que o Papa escolhe aqueles que elegerão o sucessor. Não se impõe um processo mais participativo e universal? Quanto às dioceses, alguém já sugeriu, em vez de dioceses gigantes, um bispo para um número mais reduzido de fiéis, que deveriam participar na sua eleição.
3. É intolerável que possa haver sequer suspeitas de que pelo Banco do Vaticano passa lavagem de dinheiro. Exige-se, pois, uma gestão eficaz e transparente. Jesus foi contundente: "Não podeis servir a Deus e a Mamôn" (o Dinheiro divinizado).
4. Tem de continuar a mão inflexível da tolerância zero no que se refere à pedofilia.
5. É uma pergunta enorme, a de um biblista belga, que me disse um dia em Bruxelas: como é que o movimento iniciado por Jesus desembocou numa instituição com um Papa chefe de Estado?
Evidentemente, onde há homens e mulheres - e os católicos são 1200 milhões - tem de haver um mínimo de instituição. O que ela não pode é ter o primado, pois este pertence às pessoas e aos seus problemas. O Papa é uma figura de influência mundial e, uma vez que, por razões que a História explica, a Santa Sé e o Vaticano existem, exige-se que estejam, através das suas redes diplomáticas, ao serviço da paz, dos direitos humanos e do diálogo entre as nações.
6. Sem se negar, a Igreja tem de modernizar-se e, sendo verdadeiramente global, tem de estar aberta ao pluralismo. Esta abertura implicará também o acesso da mulher aos ministérios ordenados, o fim da lei do celibato, a reconciliação com a sexualidade e a revisão de questões como a pílula e o preservativo, a possibilidade da ordenação de homens casados, a comunhão para os divorciados recasados.
7. A continuação do diálogo ecuménico intracristão e inter-religioso e intercultural é um desafio irrenunciável, bem como o contributo para o debate nas questões de bioética.
8. A Igreja de Cristo tem de estar ao lado dos problemas dos homens e das mulheres, a começar pelos mais fragilizados. Por isso, espera-se dela pronunciamentos sem tibieza sobre a justiça social, a condenação de doutrinas económicas que endeusam o lucro, o combate pela dignidade de todos, a salvaguarda da paz, dos direitos humanos, a preservação da natureza.

(Anselmo Borges)

publicado às 15:50

"A maior parte dos crimes sexuais passa-se no seio da família, mas é muito mais fácil acusar o clero", diz ao CM o reitor do Santuário de Nossa Senhora de Fátima (Marie Mediatrie), em Paris, França, padre Nuno Aurélio, sob investigação da Judiciária por abuso sexual de menores, escuteiros de 15 anos, até 2007. 

Nesse ano foi-lhe retirado o cargo de diretor do Secretariado dos Bens Culturais da Igreja, em Lisboa, no Seminário dos Olivais. O sacerdote, de 48 anos, desempenhou as altas funções na capital entre 1999 e 2007, tendo sido enviado para Paris sensivelmente na altura em que D. Jorge Ortiga e D. José Policarpo, respetivamente o antigo e o atual presidente da Conferência Episcopal Portuguesa, souberam, da parte da Rede de Cuidadores – que é presidida por Álvaro de Carvalho e por Catalina Pestana –, das sete denúncias de abusos sexuais envolvendo a Igreja.
O padre Aurélio é um dos visados – e, a par de outro sacerdote, de 55 anos, hoje colocado no Algarve, mas que foi denunciado por abusos sexuais a mais de dez vítimas nos últimos vinte anos, em paróquias de Lisboa e da região Oeste, são os dois principais na investigação da PJ. Nuno Aurélio é denunciado em pelo menos dois casos de abusos a escuteiros com apenas 15 anos.
Contactado pelo CM em Paris, o padre Nuno Fraga Aurélio admitiu ontem ter conhecimento das suspeitas sobre si, sem se alongar nas respostas: "Isto já não é novo e atualmente não tenho novidades sobre isso. Infelizmente, vivemos num Mundo em que as pessoas gostam de estragar a vida umas das outras e acredito que é isso que querem fazer comigo. Só peço é que me deixem trabalhar em paz, que é o que eu tenho feito até agora."
A PJ de Lisboa continua a ouvir testemunhas e eventuais vítimas deste e de outros padres. 
(Henrique Machado/ Magali Pinto in "Correio da Manhã", 25fev2013)
Curiosa a afirmação do P.e Nuno Aurélio: "A maior parte dos crimes sexuais passa-se no seio da família, mas é muito mais fácil acusar o clero".  Será que este senhor pretende esconder o sol com uma peneira? Ou estará mais preocupado com o seu negócio?
 Esta afirmação faz-me lembrar outra, não menos chocante, do observador permanente junto das agências da ONU, em Genebra, monsenhor Silvano Tomasi, que em Setembro de 2009 disse, palavras textuais, que “apenas entre 1,5% e 5% do clero católico parece ter-se envolvido em casos de abuso de crianças”. Só 5%? Um em vinte? Aplicando um percentual semelhante a toda a população portuguesa, deveríamos concluir que, hoje, em Portugal contaríamos com cerca de meio milhão de pedófilos, que, felizmente, parece um pouco irreal.
É complicado colocar um filho sob os cuidados de um padre, quando se sabe que há 5% de chance de colocá-lo nas mãos de um pedófilo. A igreja tornou-se um lugar perigoso para as crianças.
Tem razão a teóloga inglesa Myra Poole: "É terrível o que estes homens (padres pedófilos) fizeram, mas a responsabilidade é dos bispos e do Papa", que "deviam ir para a prisão com eles", porque este tipo de abusos resulta de "uma cultura aceite pela Igreja"... "A grande tragédia" é que os altos responsáveis "não serão responsabilizados", antecipa. E os padres continuarão a ser "mudados para outras paróquias para continuar com as suas coisas". " É uma situação muito grave.

publicado às 12:50

Quem acompanhou o noticiário dos últimos dias acerca dos escândalos dentro do Vaticano, trazidos ao conhecimento pelos jornais italianos “La Repubblica” e o “La Stampa”, referindo um relatório com trezentas páginas, elaborado por três Cardeais provectos sobre o estado da cúria vaticana deve, naturalmente, ter ficado estarrecido. Posso imaginar nossos irmãos e irmãs piedosos que, fruto de um tipo de catequese exaltatória do Papa como “o doce Cristo na Terra” devam estar sofrendo muito, pois amam o justo, o verdadeiro e o transparente e jamais quereriam ligar sua figura a notórios malfeitos de seus assistentes e cooperadores.
         O conteúdo gravíssimo destes relatórios reforçaram, no meu entender, a vontade do Papa de renunciar. Ai se comprovava uma atmosfera de promiscuidade, de luta de poder entre “monsignori”, de uma rede de homossexualismo gay dentro do Vaticano e desvio de dinheiro do Banco do Vaticano. Como se não bastassem os crimes de pedofilia em tantas dioceses que desmoralizaram profundamente a instituição-Igreja.
         Quem conhece um pouco a história da Igreja – e nós profissionais da área temos  que estuda-la detalhadamente- não se escandaliza. Houve épocas de verdadeiro descalabro do Pontificado com Papas adúlteros, assassinos e vendilhões. A partir do Papa Formoso (891-896) até o Papa Silvestre (999-1003) se instaurou segundo o grande historiador Card. Barônio a “era pornocrática” da alta hierarquia da Igreja. Poucos Papas escapavam de serem depostos ou assassinados. Sergio III (904-911) assassinou seus dois predecessores, o Papa Cristóvão e Leão V.
         A grande reviravolta na Igreja como um todo, aconteceu, com consequências para toda a história ulterior, com o Papa Gregório VII em 1077. Para defender seus direitos e a liberdade da instituição-Igreja contra reis e príncipes que a manipulavam, publicou um documento que leva este significativo título “Dictatus Papae” que literalmente traduzido significa “a Ditadura do Papa”. Por este documento, ele assumia todos os poderes, podendo julgar a todos sem ser julgado por ninguém. O grande historiador das idéias eclesiológicas Jean-Yves Congar, dominicano, considera a maior revolução acontecida na Igreja. De uma Igreja-comunidade passou a ser uma instituição-sociedade monárquica e absolutista, organizada de forma piramidal e que vem até os dias atuais
         Efetivamente, o cânon 331 do atual Direito Canônico se liga a esta compreensão, atribuindo ao Papa poderes que, na verdade, não caberiam a nenhum mortal, senão somente a Deus: ”Em virtude de seu ofício, o Papa tem o poder ordinário, supremo, pleno, imediato, universal” e em alguns casos precisos, “infalível”.
         Esse eminente teólogo, tomando a minha defesa face ao processo doutrinário movido pelo Card. Joseph Ratzinger em razão do livro “Igreja:carisma e poder” escreveu um artigo no “La Croix”(8/9/1984) sobre o “O carisma do poder central”. Ai escreve:”O carisma do poder central é não ter nenhuma dúvida. Ora, não ter nenhuma dúvida sobre si mesmo é, a um tempo, magnífico e terrível. É magnífico porque o carisma do centro consiste precisamente em permanecer firme quando tudo ao redor vacila. E é terrível porque em Roma estão homens que tem limites, limites em sua inteligência, limites em seu vocabulário, limites em suas referencias, limites no seu ângulo de visão”. E eu acrescentaria ainda limites em sua ética e moral.
         Sempre se diz que a Igreja é “santa e pecadora” e deve ser “sempre reformada”. Mas não é o que ocorreu durante séculos nem após o explícito desejo do Concílio Vaticano II e do atual Papa Bento XVI. A instituição mais velha do Ocidente incorporou privilégios, hábitos, costumes políticos palacianos e principescos, de resistência e de oposição que praticamente impediu ou distorceu todas as tentativas de reforma.
         Só que desta vez se chegou a um ponto de altíssima desmoralização, com práticas até criminosa que não podem mais ser negadas e que demandam mudanças fundamentais no aparelho de governo da Igreja. Caso contrário, este tipo de institucionalidade tristemente envelhecida e crepuscular definhará até entrar em ocaso. Os atuais escândalos sempre houveram na cúria vaticana apenas que não havia um providencial Vatileaks para  trazê-los a público e indignar o Papa e a maioria dos cristãos.
         Meu sentimento do mundo me diz que  estas perversidades no espaço do sagrado e no centro de referencia para toda a cristandade – o Papado – (onde deveria primar a virtude e até a santidade) são consequência desta centralização absolutista do poder papal.  Ele faz de todos vassalos, submissos  e ávidos por estarem fisicamente perto do portador do supremo poder, o Papa. Um poder absoluto, por sua natureza, limita e até nega a liberdade dos outros, favorece a criação de grupos de anti-poder, capelinhas de burocratas do sagrado contra outras, pratica  largamente a simonía que é compra e venda de vantagens, promove  adulações e destrói os mecanismos da transparência. No fundo, todos desconfiam de todos. E cada qual procura a satisfação pessoal da forma que melhor pode. Por isso, sempre foi problemática a observância do celibato dentro da cúria vaticana, como se está revelando agora com a existência de uma verdadeira rede de prostituição gay.
         Enquanto esse poder não se descentralizar e  não outorgar mais participação de todos os estratos do povo de Deus, homens e mulheres, na condução dos caminhos da Igreja o tumor causador desta enfermidade perdurará. Diz-se que Bento XVI passará a todos os Cardeais o referido relatório para cada um saber que problemas irá enfrentar caso seja eleito Papa. E a urgência que terá de introduzir radicais transformações. Desde o tempo da Reforma que se ouve o grito: ”reforma na Cabeça e nos membros”. Porque nunca aconteceu, surgiu  a Reforma como gesto desesperado dos reformadores de fazerem por própria conta tal empreendimento.
         Para ilustração dos cristãos e dos interessados em assuntos eclesiásticos, voltemos à questão dos escândalos. A intenção é desdramatizá-los, permitir que se tenha uma noção menos idealista e, por vezes, idolátrica da hierarquia e da figura do Papa e libertar a liberdade para a qual Cristo nos chamou (Galatas 5,1). Nisso não vai nenhum gosto pelo Negativo nem vontade de acrescentar desmoralização sobre desmoralização. O cristão tem que ser adulto, não pode se deixar infantilizar nem permitir que lhe neguem conhecimentos em teologia e em história para dar-se conta de quão humana e demasiadamente humana pode ser a instituição que nos vem dos Apóstolos.
         Há uma longa tradição teológica que se refere à Igreja como casta meretriz,  tema abordado detalhadamente por um grande teólogo, amigo do atual Papa, Hans Urs von Balthasar (ver em Sponsa Verbi,  Einsiedeln 1971, 203-305). Em várias ocasiões o teólogo J. Ratzinger se reportou a esta denominação.
A Igreja é uma meretriz que toda noite se entrega à prostituição; é casta  porque Cristo, cada manhã se compadece dela, a lava e a ama.
          O  habitus meretrius da instituição, o vício do meretrício, foi duramente criticado pelos Santos Padres da Igreja como Santo Ambrósio, Santo Agostinho, São Jerônimo e outros. São Pedro Damião chega a chamar o referido Gregório VII de “Santo Satanás” (D. Romag, Compêndio da história da Igreja, vol 2, Petrópolis 1950,p.112). Essa denominação dura nos remete àquela de Cristo dirigida a Pedro. Por causa de sua profissão de fé o chama “de pedra”mas por causa de sua pouca fé e de não entender os desígnios de Deus o qualificou de “Satanás”(Evangelho de Mateus 16,23). São Paulo parece um moderno falando quando diz a seus opositores com fúria: ”oxalá sejam castrados todos os que vos perturbam”(Gálatas 5.12).
         Há portanto, lugar para a profecia na Igreja e para a denúncias dos malfeitos que podem ocorrer no meio eclesiástico e também no meio dos fiéis.
         Vou referir outro exemplo tirado de um santo querido da maioria dos católicos brasileiros, por sua candura e bondade: Santo Antônio de Pádua. Em seus sermões, famosos na época, não se mostra  nada doce e gentil. Fez vigorosa crítica aos prelados devassos de seu tempo. Diz ele: “os bispos são cachorros sem nenhuma vergonha, porque sua frente tem cara de meretriz e por isso mesmo não querem criar vergonha”(uso a edição crítica em latim publicada em Lisboa em 2 vol em 1895). Isto foi proferido no sermão do quarto domingo depois de Pentecostes ( p. 278). De outra vez,  chama os prelados de “macacos no telhado, presidindo dai o povo de Deus”(op cit  p. 348).  E continua:” o bispo da Igreja é um escravo que pretende reinar, príncipe iniquo, leão que ruge, urso faminto de rapina que espolia o povo pobre”(p.348). Por fim na festa de São Pedro ergue a voz e denuncia:”Veja que Cristo disse três vezes: apascenta e nenhuma vez tosquia e ordenha… Ai daquele que não apascenta nenhuma vez e tosquia e ordena três ou mais vezes…ele é um dragão ao lado da arca do Senhor que não possui mais que aparência e não a verdade”(vol. 2, 918).
         O teólogo Joseph Ratzinger explica o sentido deste tipo de denúncias proféticas:” O sentido da profecia reside, na verdade, menos em algumas predições do que no protesto profético: protesto contra a auto-satisfação das instituições, auto-satisfação que substitui a moral pelo rito e a conversão pelas cerimônias” (Das neue Volk Gottes,  Düsseldorf 1969, p. 250, existe tradução português).
         Ratzinger critica com ênfase a separação que fizemos com referencia à figura de Pedro: antes da Páscoa, o traidor; depois de Pentecostes, o fiel. “Pedro continua vivendo esta tensão do antes e do depois; ele continua sendo as duas coisas: a pedra e o escândalo… Não aconteceu, ao largo de toda a história da Igreja, que o Papa, simultaneamente, foi o sucessor de Pedro, a “pedra” e o “escândalo”(p. 259)?
         Aonde queremos chegar com tudo isso? Queremos chegar ao reconhecimento de que a igreja- instituição de papas, bispos e padres, é feita de homens que podem trair, negar e fazer do poder religioso negócio e instrumento de autosatisfação. Tal reconhecimento é terapêutico, pois nos cura de toda uma ideologia idolátrica ao redor da figura do Papa, tido como praticamente infalível. Isso é visível em setores conservadores e fundamentalista de movimentos católicos leigos e também de grupos  de padres. Em alguns vigora uma verdadeira papolatria que Bento XVI procurou sempre evitar.
         A crise atual da Igreja  provocou a renúncia de um Papa que se deu conta de que não tinha mais o vigor necessário para sanar escândalos de tal gravidade. “Jogou a toalha” com humildade. Que outro mais jovem venha a assuma a tarefa árdua e dura de limpar a corrupção da cúria romana e do universo dos pedófilos, eventualmente puna, deponha e envie alguns mais renitentes para algum convento para fazer penitência e se emendar de vida.
         Só quem ama a Igreja pode fazer-lhe as críticas que lhe fizemos, citando textos de autoridade clássicas do passado. Quem deixou de amar a pessoa um dia amada, se torna indiferente à sua vida e destino. Nós nos interessamos à semelhança do amigo e  de irmão de tribulação Hans Küng, (foi condenado pela ex-Inquisição) talvez um dos teólogos  que mais ama a Igreja e por isso a critica.
         Não queremos que cristãos cultivem este sentimento de  de descaso e de indiferença. Por piores que tenham sido seus erros e equívocos históricos, a instituição-Igreja guarda a memória sagrada de Jesus e a gramática dos evangelhos. Ela prega libertação, sabendo que geralmente são outros que libertam e não ela.
          Mesmo assim vale estar dentro dela, como estavam São Francisco, Dom Helder Câmara, João XXIII e os notáveis teólogos que ajudaram a fazer o Concílio Vaticano II e que antes haviam sido todos condenados pela ex-Inquisição, como De Lubac, Chenu, Congar,  Rahner e outros. Cumpre  ajuda-la a sair deste embaraço, alimentando-nos mais do sonho de Jesus de um Reino de justiça, de paz e de reconciliação com Deu e do seguimento de sua causa e destino do que de simples e justificada indignação que pode cair facilmente no farisaísmo e no moralismo.

Leonardo Boff

publicado às 15:36


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